Ringraziamo la Casa editrice Solfanelli per la cortese concessione a pubblicare estratti dal volume Carlismo per Napolitani. Il saggio completo (p. 168, Chieti 2022) è richiedibile presso il sito della casa editrice
Se l’esercito borbonico avesse eseguito alla lettera le azioni militari nella ricostruzione agiografica dei fatti accaduti a Messina durante la rivoluzione del 1848, avrebbe perso la guerra anche con 100.000 soldati a disposizione.
Premessa: Quelli che storicamente vengono definiti rivoluzionari “messinesi” erano in realtà, per la maggior parte, mercenari e volontari stranieri con una solida esperienza nell’uso di armi e artiglieria. Basta consultare le cronache dell’epoca e i registri dei caduti e degli ufficiali (la stessa guida dell’esercito rivoluzionario siciliano fu affidata a generali stranieri, come il polacco Ludwik Mierosławski).
Durante lo sbarco delle truppe reali a Contesse, i rivoluzionari non andarono incontro all’esercito regio in campo aperto, ma si asserragliarono all’interno di abitazioni private, monasteri, chiese e campanili trasformati in veri e propri fortini. I soldati borbonici furono costretti ad appiccare il fuoco agli edifici proprio per costringerli a uscire.
Il fuoco d’artiglieria delle forze borboniche, proveniente dalla Cittadella e dalle navi della marina reale, non fu diretto in modo indiscriminato contro il centro abitato. Non si comprende infatti quale vantaggio militare avrebbero tratto i borbonici nel colpire le abitazioni (peraltro ormai prive di popolazione ormai evacuata da tempo) anziché i punti strategici da cui subivano gli attacchi, come i forti Castellaccio e Gonzaga situati sulle alture. Senza quel fuoco di copertura mirato, le truppe da sbarco sarebbero state annientate. Al contrario, l’agiografia sorvola del tutto sui danni e sulla distruzione provocati dal bombardamento dell’artiglieria rivoluzionaria contro i soldati reali in città, come se le loro palle di cannone avessero la facoltà di schivare magicamente le case.
Uno studio sfacciatamente risorgimentale ma che contiene degli spunti di ricerca che meritano attenzione
Nel periodo di tempo che va dal 1808 al 1809, soprattutto nella zona compresa tra Gravina, Altamura e Bari il fenomeno del brigantaggio prese piede nel territorio. Si assistette a fatti cruenti, spesso più vicini alla pura violenza verso i singoli che alla ribellione; come raccontano antichi carteggi tra i signori del luogo, che avevano il compito di organizzare la difesa e sgominare le bande.