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Emigrazione, conquista e sottomissione del Sud

Posted by on Gen 26, 2022

Emigrazione, conquista e sottomissione del Sud

Storicamente le migrazioni sono il risultato della diversa velocità di sviluppo economico tra paesi o regioni.

Nel meridione, fino all’unità d’Italia, le migrazioni furono scarse e temporanee. Il fenomeno più grosso era quelli degli Abruzzesi che, stagionalmente, in numero non superiore a 30.000, si recavano nel casertano e nella campagna romana.

Nel settentrione, invece, il fenomeno era massiccio, varie centinaia di migliaia di persone migravano e, di queste, molte definitivamente.

EMIGRAZIONE O IMMIGRAZIONE – % su popolazione
PERIODO188119011911192119311951
NORD-1,9-6,2-3,62,2-2,10
SUD-0,9-9,2-7,1-6,7-2,2-6,1

Nel meridione il fenomeno dipese direttamente dalla conquista del Regno delle Due Sicilie da parte del Piemonte invasore, quindi inizia nel 1865 circa, con la fine della Guerra di Resistenza dei meridionali ai piemontesi. La causa iniziale sembrerebbe emotiva: gli sconfitti che prendono la strada dell’emigrazione!

In un fenomeno storico ci sono cause, concause, effetti che producono altre cause che si intrecciano, si accavallano, per cui, all’analisi, è difficile, se non impossibile dipanare la matassa. Ma sempre il filo più grosso si può distinguere e seguire.

Se vogliamo ridurre al succo, è proprio così: l’inizio dell’emigrazione dei meridionali coincide con la reazione alla conquista del Piemonte. Ed è perfettamente in linea con quanto detto circa la diversa velocità di sviluppo tra paesi.

La prova che quella dei meridionali fu una migrazione determinata da cause particolari, cioè politiche e militari, è il fatto che le prime grosse correnti di emigranti si diressero verso i paesi del nord Africa e poi verso l’America del sud, in particolare verso l’Argentina.

Questo prova due cose: la prima è che fu una scelta emotiva. Nel nord Africa e in America del sud non c’era (non c’è ancora oggi) una economia che si sviluppava a ritmi maggiori, tanto da attirare i meridionali. La seconda e che fu una scelta di contadini che erano attirati dalle terre da coltivare.

Al contrario! Quando si determinò il grosso fenomeno dell’industrializzazione degli Stati Uniti d’America, l’emigrazione fu fortissima sia dal nord che dal sud d’Italia. Ecco che trova conferma la regola della diversa velocità di sviluppo tra due paesi. Ed è ancora più confermata da un’altra considerazione. Un numero enorme di persone partirono da tutta l’Italia verso gli Stati Uniti. Poi il fenomeno decrebbe, fino quasi a cessare, in alcune regioni del nord d’Italia, ed invece fu costante e forte dal sud d’Italia. Questo perché, nel frattempo, il nord d’Italia, grazie ai capitali “drenati” (in questo caso il termine drenato può significare rubato, rapinato, estorto, eccetera!) al sud d’Italia, si industrializzava, e quindi assorbiva mano d’opera dalla sua stessa popolazione.

Le correnti di emigrazione non furono solo verso il sud ed il nord America. Considerato che abbiamo calcolato in 5.187.000 il numero di meridionali espatriati, nei decenni a cavallo del 1900, possiamo dire che quasi tutti i paesi del mondo abbiano emigrati meridionali.

L’emigrazione tra il 1920 ed il 1940 fu quasi ridotta a zero per motivi politici. Si dovrebbe in realtà parlare di colonizzazione di territori conquistati militarmente e non di emigrazione. (Anche in questo caso la regola della diversa velocità di sviluppo, trova conferma).

Dal 1950 una fortissima corrente di emigrazione si è avuta dal meridione d’Italia verso l’Italia del nord ed i paesi del nord Europa.

Come mai i settentrionali non solo non emigravano ma “avevano bisogno” di immigrati? Il processo di industrializzazione, partito con l’unità d’Italia e con i capitali “drenati” al sud, ebbe una fortissima spinta, dopo la seconda Guerra Mondiale, per l’ingresso in Italia di capitali che ci arrivarono sotto forma di aiuti per la ricostruzione e sotto forma di capitali che, mutate le condizioni politiche, l’industria estera impiegava in Italia. Questi capitali, manco a dirlo, dirottati quasi esclusivamente al nord, ebbero bisogno di mano d’opera a basso costo: i meridionali erano lì proprio per questo! Ecco la spiegazione del grosso fenomeno dell’emigrazione dei meridionali verso il nord d’Italia, dal 1950 al 1970, che a sua volta spiega perché i capitali, che del nord non erano, non vennero ben divisi geograficamente.

Mettiamo un po’ in ordine i fatti.

1 – I meridionali prima del 1860 non emigravano, i settentrionali invece si: quindi prima i meridionali stavano bene ed i settentrionali no.

2 – I meridionali iniziano ad emigrare appena dopo la conquista piemontese del Regno delle Due Sicilie, i settentrionali invece più tardi: quindi, accanto alla diversa velocità di sviluppo tra paesi, ci fu un’altra causa e questa fu la ribellione dei meridionali all’unità d’Italia che non sentivano e non volevano.

3 – Dopo l’emigrazione in massa di tutti gli italiani, l’emigrazione fu costante soltanto al meridione: quindi, essendo partiti, il nord ed il sud, in inferiorità rispetto ad altre nazioni, al nord questa inferiorità si andava riducendo, e si riduceva l’emigrazione, al sud, invece, l’emigrazione andava sempre più incrementando, a causa del peggioramento del tenore di vita. Se ci domandiamo il perché di questo differente comportamento, capiremo chiaramente che il nord migliorava ai danni del sud.

4 – Dal 1950 al 1970 gli emigranti furono per la massima parte meridionali: ora, quindi, i settentrionali stanno bene mentre i meridionali continuano a star male.

5 – I meridionali solo ora vanno al nord d’Italia: quindi solo ora il nord d’Italia inizia una vera espansione. Altro che chiacchiere! L’industria, quella vera, al nord è nata nel secondo dopoguerra!

Il Grafico che indica le percentuali della popolazione che è emigrata (al di sotto dello zero, nel Grafico), mostra chiaramente che i dati numerici confortano la nostra tesi (anzi, per meglio dire, i dati numerici hanno contribuito a formare la nostra tesi). Si può vedere, infatti, che tra il 1881 ed il 1911 il sud è ricorso all’emigrazione come il nord e che il fenomeno per il sud è continuato fino al 1950 mentre al nord è finito.

Negli ultimi anni, dal 1970, i meridionali ritornano al sud, perché? Preoccupate di avere mano d’opera a basso prezzo, le nazioni o le regioni che favoriscono l’immigrazione guardano al breve termine. Poi si rendono conto che ai vantaggi seguono degli svantaggi e quindi bloccano l’immigrazione, anche con fenomeni di intolleranza e di xenofobia. Problemi di natura sociale, razziale fanno sì che si riorganizzi il bisogno di mano d’opera a basso costo.

Vediamo due esempi: il nord America ed il nord d’Italia.

Gli Stati Uniti non considerano gli immigrati come estranei ma come americani. E’ ovvio che il processo sia lento ed accompagnato da fenomeni negativi. Ma la prova che sia l’unico modo per risolvere la questione è il fatto che gli italo-americani di seconda o terza generazione non si sentono immigrati ma americani, americani a tutti gli effetti.

Ben diverso è l’atteggiamento dei settentrionali nei confronti dei meridionali. Ecco perché ritornano! Gli italiani del nord non vogliono più gli italiani del sud semplicemente perché non lo vogliono. L’atteggiamento dei settentrionali nasce dalla mancanza di volontà di integrarsi con i meridionali in un sol popolo di italiani.

Facciamo un esempio di questa mancanza di volontà. Non citeremo, ovviamente, i casi di bar proibiti ai meridionali ed ai cani; i casi degli appartamenti che si fittano solo ai settentrionali o il fatto che quando sui giornali settentrionali viene raccontato un fatto di cronaca nera, viene sempre citato il luogo di provenienza quando è del meridione.

Tutte queste cose possono dar fastidio, far sentire qualcosa dentro, qui sullo stomaco, ma non sono, come si dice, prove. In un’analisi critica e seria dei fatti quelli citati non trovano posto.

L’esempio che facciamo indica, invece, una precisa volontà, un preciso orientamento: è, quindi, una prova. La città di Milano ha approvato il suo piano regolatore che indica fino al 2000 una crescita zero. (E’ sconfortante rileggere nel 1995 queste noterelle scritte nel 1978 e verificare la validità della tesi sostenuta!).

Significa che devono andar via da Milano tante persone per quante ne nasceranno e, se non ne nasceranno, l’immigrazione sarà comunque controllata. Non è difficile immaginare chi sarà costretto ad andar via!

Tutto il nord d’Italia si sta regolando allo stesso modo. Integrarsi con i meridionali non solo implica la volontà di superare quelle differenze di razza e di cultura, per quanto al nord questa fusione costa e quindi non conviene. Costruire case, scuole ed ospedali costa. Perché farlo se poi ad avvantaggiarsene sono i meridionali?

Ecco che, dopo avere esaminato i fatti e le cause, vediamo che è semplice la spiegazione del ritorno dei meridionali al sud. E’ più semplice fare una fabbrica al sud (e perché poi fare la fabbrica al sud? Perché non in Polonia oppure in Cina?), piuttosto che fabbriche, case, scuole ed ospedali al nord.

In conclusione: noi sosteniamo che l’unità d’Italia abbia creato due gruppi di popolazioni, di cui uno, il perdente, deve star peggio per far star meglio l’altro.

Aggiungiamo delle considerazioni su chi, dopo aver voluto l’unità d’Italia per interesse, ora la mette in dubbio ancora una volta per il proprio interesse.

C’è un concetto di fondo che regola il fenomeno: come considerare l’Italia nello scenario dei blocchi che si stanno formando a livello mondiale. Il ritornello che sentiamo più spesso è quello che l’Italia deve entrare in Europa e che per arrivare a questa meta tutti i sacrifici sono giustificati.

Questo concetto contrasta con la Storia, con la Geografia e con il buon senso. L’Italia è al centro del Mediterraneo tra l’Europa, l’Asia e l’Africa. Il suo naturale destino è lì. I nuovi “pensatori” della padania, per un fatto contingente (cioè la svalutazione della lira che consente loro di esportare) credono di poter, solo per quello, entrare in Europa. Noi facciamo il tifo perché ci riescano per vedere come saranno trattati dai tedeschi!

C’è un interesse di noi meridionali in una politica mediterranea. L’Italia del nord, e quindi lo stato che è nelle sue mani, ha interesse, sbagliando, in una politica europea.

Sarebbe auspicabile che l’Italia si ponesse, prima al suo interno (nord e sud d’Italia), e poi all’esterno (Europa, paesi arabi, Africa) in una posizione di mediazione.

L’Italia, in questo modo, non sarebbe, nei confronti dell’Europa, la nazione di serie B da trascinare, ma la nazione che consentirebbe all’Europa di dialogare, commerciare con i paesi mediterranei, con l’Asia, con l’Africa: ruolo importante e necessario. I due popoli italiani, in questo nuovo scenario troverebbero interesse alla collaborazione perché ognuno svolgerebbe il suo ruolo di collegamento, l’uno verso l’Europa, l’altro verso il mediterraneo e, ovviamente, troverebbero buoni motivi per convivere pacificamente.

Questo non sta succedendo per l’egoismo delle popolazioni del nord d’Italia. Questo egoismo, con la conseguente ingordigia, è giustificata dalla fame che hanno avuto per secoli, fino al 1860!

Carmine De Marco

fonte

http://www.adsic.it/2004/01/02/emigrazione-conquista-e-sottomissione-del-sud/#more-171

1 Comment

  1. Purtroppo c’è’ un solo modo perché un popolo risorga e si appropri della propria terra! Deve riemergere la consapevolezza di se’ e dell’ affronto subito e avere la fortuna che nasca dal suo interno un leader che non si lasci corrompere da lusinghe esterne ma sappia riscuotere la fiducia dei suoi compatrioti e abbia la capacità di individuare il percorso nei meandri delle politica per cogliere il momento e l’occasione giusta per far diventare anche opportuna la giusta rivendicazione di un diritto del popolo che rappresenta…operazione ovviamente difficile ma univa via che escluda violenza! caterina

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