Alta Terra di Lavoro

già Terra Laboris,già Liburia, già Leboria olim Campania Felix

Breve Storia delle Due Sicilie

Posted by on Dic 13, 2019

Breve Storia delle Due Sicilie

Nel 1130, notte di Natale, con una fastosa cerimonia Re Ruggero II sancì a Palermo la nascita del Regno di Sicilia. Da quella notte, tutto il Sud della penisola italiana, dagli Abruzzi alla Sicilia, fu unificato nel primo vero Stato come nazione indipendente con capitale Palermo.

Read More

ACCADDE OGGI NELLE DUE SICILIE… (1815 – 1861 e oltre…) (a cura di don Luciano Rotolo, della Fondazione Francesco II delle Due Sicilie)

Posted by on Ott 7, 2019

ACCADDE OGGI NELLE DUE SICILIE… (1815 – 1861 e oltre…) (a cura di don Luciano Rotolo, della Fondazione Francesco II delle Due Sicilie)

07 OTTOBRE

1815
• L’usurpatore francese Gioacchino Murat, a suo tempo installato dal regime napoleonico come re di Napoli, sbarca nelle Calabrie presso la marina di San Lucido; respinto immediatamente, riprende il mare per sbarcare presso Pizzo.

1816
• Il Real Governo istituisce il Corpo Reale del Genio che si occuperà delle fortificazioni e delle costruzioni militari in tutto il Regno.

• Il Real Governo nomina Ispettori della Fanteria i Tenenti Generali Angelo D’ambrosio e Carlo Filangieri.

Read More

1861. Il regno delle Due Sicilie è annesso al Piemonte. Inizia la resistenza (quarta e ultima parte)

Posted by on Set 26, 2019

1861. Il regno delle Due Sicilie è annesso al Piemonte. Inizia la resistenza (quarta e ultima parte)

Settembre II 1 ° vi sono numerose scaramucce fra truppe e insorti tra Airola e Piano Maggiore. Aspri scontri si verificano nel Sannio, sul Matese e nel Beneventano, dove si combatte a Circello, Campochiaro e Roccamandolfi. Pietrelcina, dopo una feroce resistenza, è occupata dal 61° fanteria che massacra 40 abitanti. Il giorno dopo una sommossa di contadini a Forenza, in Basilicata, è repressa dalle guardie nazionali. Il ministro degli Interni Minghetti si dimette e il ministero è assunto ad interim da Ricasoli. Il 3 anche a Milano si hanno violente sommosse.

Read More

1861. Il regno delle Due Sicilie è annesso al Piemonte. Inizia la resistenza (seconda parte)

Posted by on Set 25, 2019

1861. Il regno delle Due Sicilie è annesso al Piemonte. Inizia la resistenza (seconda parte)

Luglio S. Vito (Teramo), il 1, insorge contro il nuovo regime. Interviene il 30° reggimento fanteria. I militari rastrellano il paese, fucilano 153 civili e ne deportano 120 in Piemonte. Nei boschi di San Fele avviene uno scontro tra guerriglieri e un forte gruppo di carabinieri e guardie nazionali. 14 sono catturati e fucilati. Nel comune di Isola gli insorti di Chiavone assaltano il posto doganale dello Scaffo S. Domenico e s’impossessano d’armi e munizioni. In Irpinia, il 2, sono in rivolta Chiusano, Sorbo Serpico, Salza, Volturara, Malepassoe Monteforte. Nel beneventano un drappello di soldati è massacrato e i loro cadaveri sono appesi ad un chiodo davanti alle porte delle case che poco prima hanno saccheggiato.

Read More

La storia vera è più conosciuta di quanto crediamo

Posted by on Set 4, 2019

La storia vera è più conosciuta di quanto crediamo

La storia vera è più conosciuta di quanto crediamo. Tre anni fa un amico, durante uno spostamento con il treno della circumvesuviana, mi fece notare delle scritte sui muri inneggianti ai briganti. Quando le vidi rimasi felicemente sorpreso. Qualche giorno dopo mi recai sul posto e le fotografai. Poche settimane dopo ne trovai altre in un’altra località vesuviana. In totale trovai due scritte a Cercola e altrettante a Pollena Trocchia. Ora devo fare un distinguo tra il metodo dei messaggi e il loro contenuto. In quanto al metodo non condivido in generale lo scrivere sui muri, ed in particolare su quelli di monumenti, chiese, palazzi d’epoca, e palazzi pubblici, in quando è una pratica a parer mio non civile e che rovina il decoro dei centri abitati. Fortunatamente ad attenuante degli autori di queste scritte c’è che questi muri sono in cemento armato grezzi e dei semplicissimi muri perimetrali. Per quanto riguarda il messaggio lo condivido in pieno e credo di non essere il solo a pensarla così. Commenterò le quattro foto. La prima dice: “vive ‘e briganti vesuviani”. Questa è preceduta da un cuore vandeano con tre lettere intorno D.S.L. il cui significo per me è a distanza di tempo rimane un enigma. La seconda foto ritrae la scritta: “onore p’’o brigante Pilone”. Queste me le ha fatte notare il mio amico, e sono a Cercola. Sulla terza foto è riportato: “DUE SICILIE LIBERE ED INDIPENDENTI”. Di seguito a questa frase ne è riportata un’altra: “viva ‘e briganti”. Tra queste due frasi è disegnato come si vede dalle foto un altro cuore vandeano. Queste ultime due frasi le ho trovate a Pollena Trocchia tre settimane dopo e le ho immortalate come le altre. Gli autori come ho anticipato all’inizio un poco di Storia Vera devono conoscerla. La lingua usata per scrivere tre delle quattro frasi, il Napoletano, rivendica, a parer mio l’appartenenza chiara ed inequivocabile al Sud. Il richiamo ai briganti e l’uso del cuore vandeano, sono dei chiari segnali che esprimono in pieno una critica alla storia ufficiale a questo sistema che tuttora mortifica gli ex territori del Regno delle Due Sicilie ed i suoi abitanti. Mi ha anche colpito la frase: “due sicilie libere ed indipendenti” che è una parafrasi del titolo di un articolo che il professor Edoardo Spagnolo scrisse quasi dieci anni fa: “Sud libero ed indipendente”. Da ricerche storiche ho scoperto che sono esistiti gruppi di briganti che operavano sul Vesuvio e nei dintorni. Antonio Cozzolino detto Pilone era uno dei capi Briganti. Ho scoperto che è stato ucciso in un conflitto a fuoco nel 1872 a Napoli, che non si è mai rassegnato alla caduta del Regno, che ha combattuto con l’esercito di Francesco II in Sicilia contro i garibaldeschi e che a questi sottrasse una bandiera che poi per settimane è stata esposta nella Reggia di Portici. Vorrei cogliere l’occasione per ribadire, anche da parte mia, che quelli impropriamente chiamati “briganti” non erano criminali come la storia ufficiale ci vuole far credere ma uomini e qualche volta anche donne, che per amore della loro terra, delle loro istituzioni, leggi, perché il loro paese era stato invaso da orde barbariche straniere, per difendere gli usi civici che davano un valido aiuto ai contadini napoletani, avevano imbracciato un fucile e si erano dati alla guerriglia per resistere ad oltranza. Persone così meritavano di essere chiamati partigiani, o almeno se a qualcuno neanche questo termine può andare bene: “Patrioti Guerriglieri”. Per quanto mi riguarda per me usare il termine “brigante” è un onore ed una provocazione contro lo stato risorgimentalista italiano. Io stesso in alcuni convegni ed incontri mi sono presentato come un brigante, con la differenza che non uso il fucile ma le armi della cultura e della storia vera, e porto avanti le rivendicazioni per le Due Sicilie, modo non violento come Ghandi ha insegnato. Per questo mi sento un erede morale di questi uomini che hanno dato la loro vita per una causa giustissima e sacrosanta ma purtroppo persa. Sta a noi fare in modo che questa causa diventi vincente, con l’aiuto di DIO, per noi stessi, e perché i sacrificio dei partigiani, la parte migliore del nostro popolo, non sia vano. Sento gli autori di questi messaggi murali come compagni sconosciuti che condividono i miei stessi sentimenti ed è per questo motivo e per quelli precedentemente mostrati che ti chiedo, appena ti sarà possibile, di pubblicare questo messaggio e le foto che pur non essendo recenti provano che chi semina, come l’avvocato Silvio Vitale da oltre quarant’anni, il movimento neoborbonico e il professor Gabriele Marzocco da dodici anni, raccoglie e possono essere un incoraggiamento per tutti noi ed un omaggio, che anche noi, facciamo ai briganti o partigiani, perché gli onori a questi uomini a parer mio non sono mai abbastanza.

Giuseppe Savoia

Read More